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04 giugno 2018 - EDILIZIA: Le associazioni di categoria scendono in campo contro lo split payment

Lo split payment pone a carico delle Pubbliche Amministrazioni e di specifiche tipologie di società ed enti, il versamento dell’ IVA relativa alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle stesse. L’articolo 17-ter DPR 633/1972 prevede che, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti delle PP.AA. e delle società ed enti ivi indicati, l’IVA deve essere da questi versata direttamente allo Stato, anziché corrisposta in rivalsa alle imprese cedenti i beni o prestatrici dei servizi. Tale meccanismo comporta, così, un incremento del credito IVA per le imprese che la pagano sui propri acquisti di beni e servizi ma non la ricevono più dal cessionario/committente pubblico. Ciò produce un aumento esponenziale del credito IVA, che le imprese possono recuperare con una domanda di rimborso allo Stato, la cui tempistica di esecuzione è decisamente troppo lunga.

Tutto ciò genera un credito IVA di difficile recupero che incide sull’equilibrio finanziario delle imprese che operano nel settore dei lavori pubblici in Italia.

La situazione si aggrava se i lavori sono realizzati da Consorzi. In questi casi, infatti, il credito IVA si forma in capo al Consorzio che, per natura, è destinato a sciogliersi a opera ultimata, per cui il recupero del credito diventa più arduo.

Le associazioni riunite hanno proposto, dunque, delle soluzioni al fine di risolvere la problematica, tra cui l’ estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica anche tra soggetti iva privati, quale presupposto per l’abrogazione dello split payment, nonché la previsione del rimborso iva mensile, in modo da consentire la richiesta di rimborso o la compensazione del credito IVA già il mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

Secondo una stima, in merito a quanto detto, la perdita di liquidità per le imprese di costruzioni derivante dallo split payment, può essere quantificata in circa 2,4 miliardi di euro/anno.

La Commissione Europea ora vaglia il da farsi.

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